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La Festa dell'Uva

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La Festa dell'Uva

La Festa dell'Uva rappresenta per Capoliveri e per tutta l'isola d'Elba un momento di aggregazione molto importante. Migliaia di elbani e di turisti apprezzano ogni anno le capacità organizzative della gente di Capoliveri che, divisa in quattro rioni (Baluardo, Fortezza, Fosso e Torre), si sfida nella ricostruzione storica di un momento di vita degli anni passati. Degustazioni di Vino e di prodotti tipici fanno da cornice a questa splendida manifestazione, che da tredici anni si svolge all'inizio di ottobre e dall'edizione scorsa è diventata un appuntamento di tre giorni.

Organizzata dall'Associazione Culturale Banda Musicale "Giuseppe Verdi", in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Capoliveri, la Festa dell'Uva si sviluppa lungo un intero fine settimana dedicato alla celebrazione del vino e del dio Bacco, protettore del vino e della vendemmia, con un programma ricco di avvenimenti – tra il serio e il faceto - alla portata di tutti.

Oggi mi è capitato di assistere, quasi per caso, ad un avvenimento che mi ha coinvolto ed emozionato tanto, lasciandomi sapore di buono, un avvenimento di quelli, rari, che ti conciliano con la vita: la festa dell'uva.

Quattro rioni tipici di Capoliveri - Torre, Fortezza, Fosso e Baluardo, hanno rappresentato, ognuno a suo modo, la festa della vendemmia in tempi passati, ricostruendo magistralmente uno spaccato d'epoca. Una rappresentazione nata spontaneamente dal desiderio popolare di riappropriarsi delle proprie tradizioni e della propria cultura, in cui i partecipanti, dal bambino all'anziano, sono al contempo ideatori, esecutori ed interpreti in una cornice suggestiva ed autentica di un borgo che è rimasto nel tempo uguale a se stesso. Entrando dalle porte apprestate all'uopo all'ingresso di ogni rione sorprende, in un primo colpo d'occhio d'insieme, l'ambientazione scenografica. D'improvviso ti lasci dietro come per incanto il tuo mondo e il tuo vissuto e ti ritrovi, dal vivo, in una realtà vecchia di tanti decenni. Il lavoro manuale ferve nelle tipiche vie, sovrastate da lussureggianti pergole da cui pendono grappoli d'uva dorata.

Il fabbro ferraio a torso nudo, col volto annerito, batte sull'incudine il metallo incandescente, mentre il bambino apprendista lo osserva con gli occhi lacrimanti per il fumo ed il calore (sono lacrime vere!). Il ciabattino, in un angolo, col grembiulone di cuoio consunto, intento al suo lavoro, sta appendendo vecchi sandali consunti mille volte riparati a grossi chiodi infissi nel muro. Da una finestra una sposina bionda, coi bigodini in testa, sbraita contro il marito che, come al solito è uscito di casa per andare all'osteria lasciando un gran disordine "qualche volta fo' una mattana e me ne vo' " urla la sposa " e così vi darò il ben servito". Intanto la postina, scarponi ai piedi e fazzoletto in testa, procede per strada a passi lenti distribuendo la posta alle mamme che la aspettano sulla porta di casa ansiose di ricevere notizie dai figli e dai mariti emigrati oltre oceano.

Oggi Francesca è fortunata, riceve un pacco legato alla meglio con ceralacca e spago proveniente dall'Australia "bello di mamma è il mi figliolo che me lo manda" esclama la donna "chissà cosa m'ha mandato il mi tesoro!", ed anche una lettera via aerea della "su sorella" ("speriamo siano notizie bone" esclama Francesca). Più avanti tre lavandaie in uno slargo della strada adibito a lavatoio pubblico lavano a mano alla fonte, sotto la copiosa acqua corrente (ma da dove viene tutta quest'acqua e dove va a finire, ti domandi) strusciando i panni sulle tavole di legno, pettegolando sulla storia d'amore di Vincenzo e Chiara, Vincenzo che ogni volta che incontra la sua bella "si ringazzullisce". All'osteria gli uomini giocano a briscola, sotto il ritratto di Pietro Gori, tutti col bicchiere di vino rosso di recente vendemmia. Nelle cantine vecchie di secoli ferve la svina, mentre fuori tre ragazzine pigiano coi piedi l'uva nel tino. In un cortiletto oggi festa di matrimonio.

La sposa col vestitino autentico della nonna, anni trenta una tunichetta dritta con un fiore ricamato sulla scollatura ed un velo di pizzo in testa, stile madonna, mazzo di calle in mano, lo sposo più anziano di lei di diversi anni, baffoni, sguardo fiero, gessato grigio doppio petto; al tavolo nuziale accanto agli sposi i genitori (le mamme con cappellino e veletta), i testimoni, il prete col tocchetto. Il banchetto nuziale apprestato nel cortile ombroso di edere e oleandri comprende la torta (un corollo sovrastato da chiare d'uovo montate), anacini, cenci, cioccolata calda servita in belle tazze dorate, rosolio servito in bicchierini ad hoc. Fuori, ben disposti su grandi tavoli, cibi vari, stoccafisso con patate, trippa, acciughe fritte ripiene, ribollita, minestrone di fagioli, polenta con cinghiale e dolci, la tipica schiaccia briaca, pane con uva, cenci, schiacciate ed uva, uva, uva, uva... Non finisci di assaggiare, una cosa più buona dell'altra; i sapori antichi, dimenticati dal tempo della nonna.... Ogni angolo - le botteghe, i pollai - è un quadretto. Non c'è filmato, non documentario, non scritto nè battuta che possa meglio far rivivere, penso, un'epoca come questa originale rappresentazione dal vivo, così sentita, così perfettamente realizzata in tutti i minimi dettagli. Qui gli attori rappresentano se stessi ed i loro antenati. Si sente la cultura contadina e paesana tramandata di generazione in generazione da una popolazione vivace, attiva, intraprendente, fiera delle proprie tradizioni, riservata ed al contempo desiderosa di aprirsi verso chi è in grado di capirla ed apprezzarla. Oggi, in questi rioni, rivivono gli abitanti di Capoliveri d'altri tempi. Ero venuto a cercare i miei antenati materni, vissuti nell'800 in questo paese. Non ho più bisogno di consultare registri parrocchiali e comunali. Li ho ritrovati, ho rivissuto con loro, ho rivisto le loro vite, ho conosciuto il loro lavoro, le loro ansie e le loro speranze, ho compreso il significato della loro esistenza.

A sera, dopo la proclamazione della vittoria (quest'anno ha vinto la Fortezza, ma in realtà hanno vinto tutti, ha vinto Capoliveri) la festa impazza. Musica e ballo in piazza fino a tarda ora, sotto un magnifico cielo stellato.

Grazie Capoliveri, per avermi regalato un giorno da ricordare, dolce, commovente, ricco di intense e perdute emozioni.

di Paolo De Gregorio

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