La Festa dell'Uva rappresenta per Capoliveri e per tutta l'isola d'Elba un momento di aggregazione molto importante. Migliaia di elbani e di turisti apprezzano ogni anno le capacità organizzative della gente di Capoliveri che, divisa in quattro rioni (Baluardo, Fortezza, Fosso e Torre), si sfida nella ricostruzione storica di un momento di vita degli anni passati. Degustazioni di Vino e di prodotti tipici fanno da cornice a questa splendida manifestazione, che da tredici anni si svolge all'inizio di ottobre e dall'edizione scorsa è diventata un appuntamento di tre giorni.
Organizzata dall'Associazione Culturale Banda Musicale "Giuseppe Verdi", in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Capoliveri, la Festa dell'Uva si sviluppa lungo un intero fine settimana dedicato alla celebrazione del vino e del dio Bacco, protettore del vino e della vendemmia, con un programma ricco di avvenimenti – tra il serio e il faceto - alla portata di tutti.
1 Ottobre 2006 - 1 edizione della Festa
dell'Uva
a Capoliveri
Oggi mi è capitato di assistere,
quasi per caso, ad un avvenimento che mi ha
coinvolto ed emozionato tanto, lasciandomi
sapore di buono, un avvenimento di quelli, rari,
che ti conciliano con la vita: la festa
dell'uva.
Quattro
rioni tipici di Capoliveri - Torre, Fortezza,
Fosso e Baluardo, hanno rappresentato, ognuno a
suo modo, la festa della vendemmia in tempi
passati, ricostruendo magistralmente uno
spaccato d'epoca. Una rappresentazione nata
spontaneamente dal desiderio popolare di
riappropriarsi delle proprie tradizioni e della
propria cultura, in cui i partecipanti, dal
bambino all'anziano, sono al contempo ideatori,
esecutori ed interpreti in una cornice
suggestiva ed autentica di un borgo che è
rimasto nel tempo uguale a se stesso. Entrando
dalle porte apprestate all'uopo all'ingresso di
ogni rione sorprende, in un primo colpo d'occhio
d'insieme, l'ambientazione scenografica.
D'improvviso ti lasci dietro come per incanto il
tuo mondo e il tuo vissuto e ti ritrovi, dal
vivo, in una realtà vecchia di tanti decenni. Il
lavoro manuale ferve nelle tipiche vie,
sovrastate da lussureggianti pergole da cui
pendono grappoli d'uva dorata. Il fabbro ferraio a torso nudo,
col volto annerito, batte sull'incudine il
metallo incandescente, mentre il bambino
apprendista lo osserva con gli occhi lacrimanti
per il fumo ed il calore (sono lacrime vere!).
Il ciabattino, in un angolo, col grembiulone di
cuoio consunto, intento al suo lavoro, sta
appendendo vecchi sandali consunti mille volte
riparati a grossi chiodi infissi nel muro. Da
una finestra una sposina bionda, coi bigodini in
testa, sbraita contro il marito che, come al
solito è uscito di casa per andare all'osteria
lasciando un gran disordine "qualche volta fo'
una mattana e me ne vo' " urla la sposa " e così
vi darò il ben servito". Intanto la postina,
scarponi ai piedi e fazzoletto in testa, procede
per strada a passi lenti distribuendo la posta
alle mamme che la aspettano sulla porta di casa
ansiose di ricevere notizie dai figli e dai
mariti emigrati oltre oceano.
Oggi
Francesca è fortunata, riceve un pacco legato
alla meglio con ceralacca e spago proveniente
dall'Australia "bello di mamma è il mi figliolo
che me lo manda" esclama la donna "chissà cosa
m'ha mandato il mi tesoro!", ed anche una
lettera via aerea della "su sorella" ("speriamo
siano notizie bone" esclama Francesca). Più
avanti tre lavandaie in uno slargo della strada
adibito a lavatoio pubblico lavano a mano alla
fonte, sotto la copiosa acqua corrente (ma da
dove viene tutta quest'acqua e dove va a finire,
ti domandi) strusciando i panni sulle tavole di
legno, pettegolando sulla storia d'amore di
Vincenzo e Chiara, Vincenzo che ogni volta che
incontra la sua bella "si ringazzullisce".
All'osteria gli uomini giocano a briscola, sotto
il ritratto di Pietro Gori, tutti col bicchiere
di vino rosso di recente vendemmia. Nelle
cantine vecchie di secoli ferve la svina, mentre
fuori tre ragazzine pigiano coi piedi l'uva nel
tino. In un cortiletto oggi festa di matrimonio. La sposa col vestitino autentico
della nonna, anni trenta una tunichetta dritta
con un fiore ricamato sulla scollatura ed un
velo di pizzo in testa, stile madonna, mazzo di
calle in mano, lo sposo più anziano di lei di
diversi anni, baffoni, sguardo fiero, gessato
grigio doppio petto; al tavolo nuziale accanto
agli sposi i genitori (le mamme con cappellino e
veletta), i testimoni, il prete col tocchetto.
Il banchetto nuziale apprestato nel cortile
ombroso di edere e oleandri comprende la torta
(un corollo sovrastato da chiare d'uovo
montate), anacini, cenci, cioccolata calda
servita in belle tazze dorate, rosolio servito
in bicchierini ad hoc. Fuori, ben disposti su
grandi tavoli, cibi vari, stoccafisso con
patate, trippa, acciughe fritte ripiene,
ribollita, minestrone di fagioli, polenta con
cinghiale e dolci, la tipica schiaccia briaca,
pane con uva, cenci, schiacciate ed uva, uva,
uva, uva... Non finisci di assaggiare, una cosa
più buona dell'altra; i sapori antichi,
dimenticati dal tempo della nonna.... Ogni
angolo - le botteghe, i pollai - è un quadretto.
Non c'è filmato, non documentario, non scritto
nè battuta che possa meglio far rivivere, penso,
un'epoca come questa originale rappresentazione
dal vivo, così sentita, così perfettamente
realizzata in tutti i minimi dettagli. Qui gli
attori rappresentano se stessi ed i loro
antenati. Si sente la cultura contadina e
paesana tramandata di generazione in generazione
da una popolazione vivace, attiva,
intraprendente, fiera delle proprie tradizioni,
riservata ed al contempo desiderosa di aprirsi
verso chi è in grado di capirla ed apprezzarla.
Oggi, in questi rioni, rivivono gli abitanti di
Capoliveri d'altri tempi. Ero venuto a cercare i
miei antenati materni, vissuti nell'800 in
questo paese. Non ho più bisogno di consultare
registri parrocchiali e comunali. Li ho
ritrovati, ho rivissuto con loro, ho rivisto le
loro vite, ho conosciuto il loro lavoro, le loro
ansie e le loro speranze, ho compreso il
significato della loro esistenza. A sera, dopo la proclamazione
della vittoria (quest'anno ha vinto la Fortezza,
ma in realtà hanno vinto tutti, ha vinto
Capoliveri) la festa impazza. Musica e ballo in
piazza fino a tarda ora, sotto un magnifico
cielo stellato. Grazie Capoliveri, per avermi
regalato un giorno da ricordare, dolce,
commovente, ricco di intense e perdute emozioni.
di Paolo De Gregorio - 1a edizione Festa
dell'Uva - 1996
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