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Capoliveri il paese minerario

Capoliveri Miniera di Calamita Capoliveri

La Festa del Cavatore a Capoliveri

L'inizio dello sfruttamento minerario dell'isola d'Elba è databile intorno all'VIII secolo a.C.., periodo che costituì L'inizio dello sviluppo politico e territoriale degli Etruschi, il cui territorio fu al centro degli scambi col meridione e il settentrione d'Italia, lungo la 'via del ferro. Nei secoli successivi, Diodoro, viaggiatore e geografo, scrisse:

"Presso la città dell'Etruria chiamata Populonia vi è un'isola che chiamano Aethalia, la quale dista dal continente circa 100 stadi e prende il nome dall'abbondanza dei fuochi in essa ardenti. Possiede infatti molta abbondanza di 'siderite' la quale viene spezzata per la fusione e fabbricazione del ferro, ricavandone molto metallo (...) Coloro che si occupano della lavorazione del minerale di ferro lavorano e cuociono i pezzi così rotti nei fornelli appositamente costruiti, nei quali pel gran calore del fuoco il minerale fonde e dividono il prodotto in pezzi di media grandezza che assomigliano a grandi spugne. Queste sono vendute o date in cambio ai mercanti che le trasportano a Dicearchia (Pozzuoli) ed altri empori."

La siderurgia etrusca nei luoghi di escavazione si fermava allo stadio della prima lavorazione del ferro, allo stato spugnoso, mentre l'ulteriore fucinatura in prodotti finiti avveniva nei centri arcaici di Pyrgi e Caere e molto più tardi a Populonia, ad opera di artigiani specializzati.

Durante il lungo periodo pisano, in cui i 'fabbricheri' (definizione pisana per tutta la corporazione di cavatori) avevano estratto e lavorato il minerale di ferro e contribuito non poco all'erario del Comune di Pisa e anche nel periodo dell'attenta amministrazione produttiva medicea, le condizioni di lavoro non erano mutate: ancora nel Settecento i maschi 'da comunione', erano destinati a lavorare alla cava del ferro o a condurre i somari dalla cava alla spiaggia.

"Parte di quest'uomini, si chiamano minatori, altri col nome 'sopra della vena', altri detti carrettai che conducono il carrettone (...) Vi sono ancora altri;'il di cui nome è detto picconieri. Questo colla sua arte va riconoscendo la vena, e con gran facilità la spezza come vuole, alle volte con gran fatica, ritrovandosi il masso assai duro. Farà la mina, caricata con polvere ben gagliarda (...)." Viaggiatori, scienziati e letterati così descrivevano tutti i vari generi di lavoratori: ragazzi che conducevano i somari, uomini che con rastrelli di ferro separavano la terra dalla vena, il caporale e lo scrivano...

Con diversi livelli di salario essi venivano pagati, per consuetudine millenaria, in prodotti naturali come grano, olio e talvolta vino. Ai primi dell'Ottocento vi fu un grande interesse della Francia alle cave del ferro elbane, incluse le nuove 'vene' di Vigneria e della Calamita che servirono come fonte finanziaria per le casse della Legion d'Onore. Lo stesso Napoleone studiò e progettò l'eventualità e la concreta possibilità della nascita di una industria siderurgica nell'Elba, progetto abbandonato, ma che troverà attuazione agli inizi del Novecento.

Le condizioni di lavoro non mutarono per secoli, gli 'omini della vena' si alzavano alle 4 del mattino e a piedi raggiungevano le cave della Calamita e di cala del Ginepro e, con compiti diversi, lavoravano fino al tramonto, esclusa una breve pausa per consumare il 'convio' (pasto frugale ma sostanzioso).

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