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Sorge San Michele su un cocuzzolo, a valle del paese e della rotabile
Mola-Capoliveri, non lontano dalla chiesetta di San Rocco, restaurata
circa cinquant'anni fa, grazie alla munificenza di mio zio, Egidio
Gelsi, appena rientrato dall`America.
Si trova in
una posizione paesaggistica stupenda, con la visione del Piano di Mola e
del Golfo di Porto Azzurro. La Pieve di San Michele, come quelle di
San Giovanni in Campo, di San Lorenzo in Marciana, di Santo Stefano alle
Trane, di San Quirico in Grassera, fu costruita durante il dominio
pisano, che si esercitò sull'Elba dal 1000 fino al 1380. La Santa Sede,
che aveva in possesso l'isola, la concesse alla citt di Pisa, come
premio per aver liberato il mare Tirreno dalle scorrerie dei pirati
saraceni. A questo periodo risalgono appunto le costruzioni delle pievi
sopra ricordate, che presentano un inconfondibile stile romanico.
Alcune, come
quella di San Quirico in Grassera, sono andate completamente distrutte;
le altre, ad eccezione di Santo Stefano alle Trane, recentemente
restaurata, si mantengono in uno stato di doloroso abbandono, mentre
sarebbe doveroso che queste antiche memorie venissero curate e
restituite all`antico splendore.
Per quanto
riguarda la Pieve di San Michele, la si raggiunge per mezzo di uno
stretto sentiero, invaso da rovi e da erbacce, non facile ad essere
rintracciato, ora in discesa, ora in salita. Si perviene ad un piccolo
recinto dell'antico cimitero di San Michele, fatto costruire nel
1855, a seguito di una pestilenza che colp` Capoliveri. Si prosegue
fino ad arrivare, con qualche difficolt, nell'abside della pieve, unico
suo residuo. Della facciata e delle mura perimetrali, restano solo le
fondamenta.
La pieve, ad
unica navata, fu costruita nella prima met del 1100.
Sul finire
del 1200 su tutto il territorio elbano esistevano quattro parrocchie,
dette pievi, Portoferraio, Marciana, Campo e Capoliveri. La loro
importanza era data dal fatto che solo le pievi possedevano il fonte
battesimale e da qui la loro preminenza sul piano religioso. Inoltre
erano normalmente erette fuori dalla cinta muraria dei paesi o castelli,
quasi a sottolineare, anche geograficamente, l`indipendenza da chi
dominava il castello.
Nel 1302 la
pieve di San Michele possedeva il patrimonio più cospicuo di tutte le
chiese dell'isola. L'area in cui sorge, fu probabilmente abitata sin dai
tempi in cui Capoliveri (Caput Liberum) era romana. Giacomo Mellini
che assieme al figlio Vincenzo avviò la ricerca archeologica dell'isola,
ha segnalato il ritrovamento di monete romane di bronzo e di argento
sull'area in cui sorgeva la chiesa. Vincenzo Mellini ebbe ad eseguire
dei rilievi topografici sulle pievi elbane.
Dal disegno
da lui realizzato su quella di San Michele, viene avanzata un'ipotesi di
come avrebbe dovuto essere la struttura completa dell'opera. Secondo le
misurazioni eseguite dal Mellini, la lunghezza interna della pieve,
escluso l'abside, era di m. 14,80, la larghezza interna di m. 6,20.
L'abside, citata con fotografia in alcuni testi di storia dell'arte,
conosciuta dagli studiosi del cosiddetto stile pisano, soprattutto per
la caratteristica finestrella, che dona alla costruzione un tono di
peculiare originalit. Il muro, come quello delle altre chiese romaniche
elbane, costruito con pietra calcarea con sfumatura rosa, con pietre
quadrate.
Un
memorabile evento storico legato a San Michele. Il Papa Gregorio XI vi
celebrò la messa nel novembre 1376, in occasione della forzata sosta
all'Elba, allorquando la sua imbarcazione, proveniente da Avignone e
diretta a Roma, incappò in un violento fortunale, che la costrinse a
ripararsi nelle coste elbane.
La
tradizione orale di un papa che ha celebrato messa a Capoliveri,
tuttora viva in paese; ne ciò deve destare meraviglia, dal momento che,
non essendo ancora costruito il forte spagnolo di Longone (1603), n
essendo allora dotata l'attuale Porto Azzurro di valide strutture
portuali, San Michele era la sola chiesa della zona che si elevava
presso il porto di Capoliveri. Tale porto, secondo la testimonianza
dell'Avv. Leo Andrea Magnanini insigne studioso della storia e delle
tradizioni Capoliveresi, esistito sino al 1500, sul canale che
congiungeva il golfo di Porto Azzurro con il Golfo Stella, canale che
Napoleone aveva progettato di riscavare e di cui oggi esistono tracce
visibili nel Piano di Mola.Il medesimo Magnanini riferisce, a comprova
della reale esistenza di questa struttura, che fino a non molto tempo
addietro, un capitello di indubbia attrezzatura portuale, faceva mostra
di s in un costone di tufo nella localit denominata Sottosanto,
campagna situata subito sotto la pieve di San Michele.
Nel 1544 Capoliveri fu saccheggiata dai pirati saraceni
ed pertanto probabile che la pieve di San Michele
subisse la medesima sorte.Il gi citato Avv. Leo Andrea
Magnanini, in un articolo apparso sul Corriere Elbano
dell'ormai lontano 1952, sollecitava le competenti
autorit ad effettuare le opere di restauro, per
conservare il ricordo della Pieve di San Michele alle
future generazioni.Tale invocazione tuttora attuale.
L'associazione culturale Giuseppe Verdi, che ha come
scopo precipuo la conservazione delle tradizioni
storiche di Capoliveri, ha indirizzato un appello
all'Amministrazione Comunale, affinch venga approntato
un progetto di restauro, inteso alla valorizzazione e
alla utilizzazione dell'antica Pieve per concerti di
musica classica, convegni culturali, manifestando la
propria disponibilit alla gestione ditali iniziative.
Non dimentichiamo che turismo e archeologia procedono di
buona armonia e che la valorizzazione del patrimonio
artistico serve a conservare un turismo di qualit, non
mutevole e legato alla moda, molto più efficacemente di
quelle numerose manifestazioni canore che ormai
caratterizzano le serate elbane degli ultimi anni.
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