Introduzione
L'uso
delle piante per scopo terapeutico
ed alimentare è vecchio quanto l'uomo.
Documentazioni importanti risalgono
addirittura al III millennio A.C.,
all'impero cinese ed alle civiltà dei
grandi fiumi, in modo particolare dell'antico
Egitto. In Grecia le prime applicazioni
di specie botaniche si devono ad Ippocrate,
padre della medicina e al farmacista
Teofrasto, discepolo di Aristotele.
Ma è Plinio il Vecchio, il più
grande studioso dell'antichità, che
nella sua "Historia naturalis" descrive
ben mille specie.
La conoscenza
delle proprietà delle piante fu approfondita
nel corso del Medioevo, attraverso l'opera
dei monaci nei conventi e degli studiosi
nelle università di Pavia, Padova e
Bologna. Infine con lo svedese Carlo
Linneo nella seconda metà del 1700 la
botanica acquista stabilità nelle denominazioni,
diventando una scienza come intendiamo
noi. "Fino ad alcuni decenni fa", così
ci dice una signora di Capoliveri contattata
dagli alunni, " i rimedi per le malattie
erano pochi. Per gli ammalati di bronchi
si facevano cuocere i semi di lino fino
a farne una pappetta, poi si metteva
calda in un indumento di lana e si metteva
sul petto. Per il raffreddore si prendevano
degli estratti di pino e si mettevano
a bollire, poi si versava in una bacinella
e, chini con la testa su di essa con
un asciugamano in testa, si facevano
i " fumenti" . Per le varie infiammazioni
si facevano dei decotti di malva, di
radici di Gremignia, di Sambuco. Per
purgarsi c'era il sale inglese e l'olio
di ricino. Per rinforzare i bambini
veniva somministrato loro l'olio di
fegato di merluzzo. Per tutti i diversi
malanni ci si recava in farmacia: il
farmacista era un vero alchimista e
preparava "le polverine adatte". Dall'
immediato dopo guerra in poi, con l'
introduzione della penicillina e degli
antibiotici, si fece sempre meno ricorso
all' uso delle erbe, soprattutto per
quanto riguardava le loro proprietà
curative. Dall' altra parte solo la
nuova medicina poteva risolvere con
successo un caso di polmonite, malattia
che, fino ad allora aveva mantenuto
migliaia e migliaia di vittime. All'
Elba, quando un poveraccio contraeva
questo morbo, qualcuno della famiglia
diceva: -" Dobbiamo
andar subito a ordinare la cassa. "-
Da qualche
anno a questa parte si assiste invece
ad un ricorso sempre crescente all'uso
delle erbe. Non c'è giornale, rivista,
conversazione dove non si parli di erbe
e delle loro virtù. Innumerevoli prodotti
si richiamano ad erbe, frutti, radici
ma se si va a vedere nelle loro composizioni
quali e quante sono le essenze vegetali
impiegate, si scopre che di mele verdi,
di succo di limone, di menta, di avena,
di finocchio ecc... spesso non c'è neanche
la traccia. Non dobbiamo lasciarci coinvolgere
troppo dalle pubblicità che ci bombarda
di immagini di campi verdi che hanno
spesso come scopo la speculazione consumistica.
Nello stesso tempo non dobbiamo credere
che le erbe possono soppiantare la medicina
tradizionale. Un ragionevole e guidato
uso di entrambe crediamo possa essere
la cosa migliore.
Saper
distinguere le varie erbe, dove trovarle,
quando raccoglierle, come utilizzarle
al meglio, conoscerne le ricchezze nascoste
sono alcuni punti che ci hanno guidato
nel preparare questo lavoro che vuole
essere una semplice guida all'uso delle
piante, sia in cucina che in medicina,
che ricoprono ancora abbondantemente
i terreni dell' ISOLA D'ELBA.
Il progetto Erbe
Utili
Durante l'anno scolastico 2000/01, gli
alunni della classe I° hanno sviluppato
un lavoro interdisciplinare per la conoscenza
delle erbe selvatiche utilizzate sia
nell'alimentazione che per scopi medicinali.
Il lavoro si è sviluppato in diverse
fasi: durante due escursioni, una a
Capo Stella e l'altra all'isola di Pianosa,
gli alunni hanno raccolto e/o fotografato
sul posto alcune piante; in seguito,
tornati a scuola, hanno disposto le
piante per farle seccare e raccoglierle
in un erbario. Contemporaneamente è
iniziato un ampio lavoro di ricerca
su numerosi testi e anche la raccolta
di testimonianze e racconti popolari
sull'uso tradizionale delle piante.
Le informazioni sono state sintetizzate
in schede dedicate a ciascuna delle
piante raccolte. Le schede sono poi
state inserite nel computer dagli alunni.
che hanno così avuto l'opportunità di
apprendere l'uso di programmi per la
grafica e per la costruzione di pagine
Web.

Gli alunni
della I° media della sc. Media di Capoliveri
durante l'escursione all'isola di Pianosa
Che cosa abbiamo
imparato
Per noi
alunni della scuola media lavorare per
questo laboratorio ambientale è stato
un divertimento ma anche un modo per
stare a contatto con la natura e conoscere
bene le piante commestibili e medicinali
dell'isola d'Elba.
All'
inizio dell'anno scolastico abbiamo
fato varie uscite intorno alla nostra
scuola,per le strade e nei campi, accompagnati
dai nostri insegnanti: professore Anselmi
professoressa Marinari.
Abbiamo
fotografato, osservato e raccolto le
piante che poi abbiamo messo ad essiccare
nei libri. Tramite questo lavoro abbiamo
imparato ad usare contemporaneamente
tanti testi che servono per fare ricerche
e schede bibliografiche, separando quello
che è utile da quello che non
lo è per il lavoro che stiamo
svolgendo.
Per approfondire
il nostro argomento siamo anche andati
a parlare con persone anziane del nostro
paese e siamo entrati nelle farmacie
sempre per avere qualche informazione
in più.
Abbiamo
imparato anche a usare vari programmi
del computer; ad esempio sappiamo inserire
le foto nel testo o fare molte altre
cose ancora.
Ci ha
molto colpito il fatto che i nostri
professori amino profondamente gli animali
e la natura. Ma la cosa più importante
è che abbiamo imparato anche noi ad
amarli.
Vogliamo
ringraziare l'Ente Parco per averci
offerto l'escursione all'isola di Pianosa
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